San Cono, caso di mobbing contro un impiegato del Comune

SAN CONO – Una odissea lunga tre anni quella di un dipendente, ex LSU, del Comune di San Cono, già corrispondente de Il Giornale di Sicilia e già facente parte del direttivo della Pro Loco, che è stato licenziato per non avere accettato di svolgere una mansione diversa da quella per la quale era stato assunto quando gli LSU passarono in forza della Regione Siciliana.
Il dipendente in questione era stato assegnato, in origine, alla Biblioteca comunale e, poi, all’Archivio (quindi, area amministrativa). Successivamente, nel dicembre del 2014 l’attuale sindaco riorganizzò il personale e il dipendente fu assegnato alla manutenzione (quindi, area tecnica). Come prevedibile, il dipendente in questione non accettò la decisione e coinvolse il sindacato, ma, come ci riferisce il diretto interessato, il primo cittadino rifiutò l’incontro.
Naturalmente, l’ex LSU si appellò al giudice del lavoro che gli diede ragione, vincendo due gradi di giudizio, l’ultimo dei quali imponeva al sindaco del Comune del Calatino, oltre al reintegro del lavoratore, anche il pagamento delle spese che ammontano a oltre 30mila euro (comprese le spese legali affrontate dall’Ente).
Attualmente, la situazione politica del piccolo centro in provincia di Catania è complessa: prima, il Consiglio comunale, trasversalmente, propose una mozione di sfiducia, poi, si dimise in massa per l’incapacità del sindaco a gestire la cosa pubblica, per cui, oggi, l’assise cittadina è stata sostituita da un commissario ad acta.
Il lavoratore, che abbiamo raggiunto telefonicamente, stanco delle angherie subite e rifiutandosi di accettare la nuova mansione, si è visto costretto a dimettersi. Anzi, ci ha dichiarato che sarebbe ben felice di chiudere la vicenda una volta per tutte e che ha richiesto le 15 mensilità che la legge prevede in casi come questi (circa 12mila euro), ma, purtroppo, il Comune si è rifiutato di mettere la parola fine alla controversia.
Appellandosi al terzo grado, il sindaco non fa altro che rinviare e, praticamente, lasciare alla prossima amministrazione tutta la problematica dei pagamenti dovuti al lavoratore “mobbizzato”: tra spese legali e stipendi che dovranno essere rivalutati l’ammontare complessivo potrebbe addirittura superare i 50mila euro che, in epoca di crisi e austerità come quella che viviamo, diventano un vero e proprio salasso per le casse di un piccolo comune come quello di San Cono.
Ovviamente, per dovere di cronaca, abbiamo provato a contattare il sindaco Salvatore Barbera, ma non siamo riusciti a raggiungerlo, per cui restiamo a disposizione per chiunque volesse aggiungere un tassello all’intricato caso.

tratto da qui

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